Azione Famiglie Nuove

STORIE DI INCLUSIONE

Progetto Serbia, Campo Cifrapalota

da | Ott 10, 2024

Di anno in anno cresce il numero di bambini che partecipano al campo diurno di Gornji Breg, nella Voivodina, organizzato dall’ONG serba “Put srca” (Via del cuore). Gornji Breg è una comunità prevalentemente ungherese, dove i bambini hanno poche opportunità di crescita e sviluppo.

Il campo è gestito da un gruppo di educatori e dalla comunità locale del Movimento dei Focolari, che ha dato vita all’ONG “Put srca”, controparte locale del progetto Sostegno a distanza promosso da AFN.

Grazie alla generosità dei sostenitori, AFN ha attivato un programma di supporto continuo al progetto e alla comunità (SOP – sostegno continuativo a distanza del progetto).

Nel numero di settembre 2024 della rivista Új Város, Katalin Prokopp ha intervistato Danica Varga, presidente dell’Associazione, sua figlia Teresa, organizzatrice del campo, e Zsuzsa Fabian, logopedista. Di seguito ne riproponiamo una parte.

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Danica Varga, Com’è la situazione in Voivodina? Come vivono le persone a Gornji Breg e negli altri paesi dove avete attività?

Gornji Breg è un piccolo paese abitato da ungheresi, dove i cattolici sono la maggioranza. Nonostante l’omogeneità, i valori culturali e religiosi piano piano vanno perdendosi. Questo, dal punto di vista materiale e spirituale riguarda soprattutto le giovani famiglie e i bambini.

Per venire incontro a quali bisogni è nata l’Associazione? Come funziona?

L’Associazione „Put srca” è nata con lo scopo di dare un aiuto alle famiglie e bambini per crescere in una comunità, come in una grande famiglia. Volevamo trasmettere in modo informale valori come la fede, la cultura, l’insegnamento e l’educazione. Scopo principale è il sostegno economico e spirituale alle famiglie, attraverso una comunità. Al momento stiamo lavorando affinchè questa possibilità si allarghi ad altri contesti in Voivodina. Al momento lavoriamo in 6 insediamenti con volontari che portano avanti il progetto. Ci sono poi altre persone di buon cuore che ci aiutano in un progetto o nell’altro: adolescenti, giovani e meno giovani. Il denominatore comune è il voler fare del bene con tutto il cuore, come contributo personale.

Quali possibilità di studio hanno i bambini? Teresa: Negli ultimi anni a Gornji Breg ci sono circa 30 bambini alla scuola materna, suddivisi in due gruppi. Una 90.na di bambini frequenta le elementari, in classi di 12-18 alunni. Agli inizi del 2000 erano circa 200. L’80% della popolazione di Senta e dintorni è ungherese e in gran parte non conosce il serbo. Però sempre più la conoscenza della lingua serba è diventata necessaria perchè le persone non trovano lavoro se non sanno parlarla. Già al primo anno delle elementari si svolge un’ora di insegnamento del serbo, ma non è una motivazione sufficiente perchè molti si trasferiscono in Ungheria a studiare e finiti gli studi vi rimangono a lavorare, oppure vanno in Germania o altrove. In ogni caso ora anche in Serbia è partito un programma di aiuto alle famiglie, che permette di acquistare case nei piccoli paesi a ottimo prezzo. In questo modo già vediamo che in quasi tutte le classi elementari ci sono bambini di cui almeno un genitore è serbo o rom.

Com’ è nato questo campo giunto alla sua sesta edizione?

 Teresa: Mia mamma ha studiato pedagogia speciale a Belgrado. Siccome a Gornji Breg non vi erano insegnanti di serbo, le hanno chiesto se avesse accettato il lavoro e così ci siamo trasferiti . Mio padre è diventato diacono e si occupa dei bambini, famiglie e anziani. Così già a partire dal 1999 nella parrocchia di Gornji Breg abbiamo organizzato giornate per bambini con attività di giochi e di catechismo. Nel 2018 Martina Gondi, Direttore dell’Istituto Culturale Ungherese della Vojvodina a Senta ci ha proposto di svolgere attività con le quali mostrare ai bambini altre cose. Come per esempio far loro conoscere l’amore per la musica, per la lingua… Da allora ogni estate organizziamo un campo per questo. Siccome ci occupiamo di bambini, l’abbiamo chiamato „Cifrapalota” come una famosa canzone ungherese per bambini e „cifra” cioè „miscuglio” perchè ci sono attività varie come tradizione popolare, musica, arti visive, lingue, religione. Ogni anno il campo ha accolto bambini dai 4 ai 10 anni ma spesso si sono iscritti anche alcuni di 3 anni. Abbiamo iniziato con 20 bambini e ogni anno il numero è cresciuto. Quest’anno sono stati 70 bambini e 40 volontari.

In realtà allora la metà degli scolari partecipa al campo. Gli insegnanti vengono coinvolti?

Teresa: Siamo riusciti a coinvolgere una insegnante che, essendo membro di un’associazione culturale e folcloristica, ha tenuto un’attività in cui ha portato strumenti e tradizioni e fatto conoscere la lavorazione a mano. Inoltre negli anni abbiamo avuto attività di riciclaggio, da cui sono stati fatti piccoli oggetti. Quest’anno al forum tenuto da Zsuzsa, logopedista, vi hanno partecipato diversi insegnanti. Siamo sempre più conosciuti, ogni anno siamo apparsi sui giornali e in TV, quindi quest’anno, quando abbiamo iniziato a fare pubblicità, l’elenco partecipanti si è subito riempito, anzi da 60 bambini previsti siamo arivati ad accettarne 70. Negli anni precedenti hanno potuto partecipare solo bambini di Gornji Breg, ma quest’anno anche di Bogaras, un paese vicino, dove in totale ci sono 15 bambini.

Come si svolge una giornata, più precisamente una mattinata?

Teresa: Ogni mattina dopo aver gettato il dado dell’amore e pregato, si è presentata la storia di alcuni santi, alcuni bambini come san Tarcisio e Carlo Acutis. In questo modo i bambini hanno potuto capire che non solo adulti sono diventati santi. E’ seguito un momento motorio, con danze. Siccome molti bambini non hanno la colazione a casa, grazie al contributo dei genitori abbiamo potuto comprare pane, marmellata, crema di carne e molta frutta per la colazione di tutti. Le attività si sono svolge tutte in modo informale e sotto forma di gioco. Quest’anno vi hanno preso parte molti specialisti: insegnanti di lingua ungherese e serba, di sport, una logopedista, un istruttore di ippoterapia, una psicologa, una pedagogista teatrale. Nel laboratorio di artigianato, hanno realizzato braccialetti e creato con l’argilla. Ed infine molto partecipato il teatro delle marionette e il laboratorio musicale L’ultimo giorno ci sono stati giochi con l’acqua per lo sviluppo delle abilità motorie. Infine il campo si è concluso con una serata aperta ai genitori e amici durante la quale i bambini hanno mostrato ciò hanno appreso nel campo.

Racconteresti alcuni episodi accaduti al campo?

Teresa: Certamente. Anche quest’anno, i volontari erano adulti, di cui molti genitori. Accanto loro poi ci sono stati anche bambini di 12 anni che ci conoscono bene perchè partecipano alle attività tutto l’anno e diversi fin da piccoli quando sono venuti al loro primo campo. Tutti i 7 gruppi di solito avevano tre responsabili: due adulti e un dodicenne. Ma nel gruppo dei 5 anni all’ultimo momento sono mancati i due adulti, lasciando solo una ragazzina di dodici anni. Questo però è risultato solo a fine giornata quando, nell’incontro con i responsabili, Melissa giunta al suo turno di parlare, ha detto che sarebbe bene che ci fosse qualcun altro con lei. Non essendoci altri adulti, ho aggiunto un’altra dodicenne con lei. Insieme hanno portato avanti il gruppo per 5 giorni con grande responsabilità e i bambini loro affidati si sono affezionati tanto. Un altro episodio, riguarda un bambino di 5 anni con ritardo nella crescita e che necessiterebbe di accompagnamento sostegno. Probabilmente a casa gli dedicano poco tempo. Un giorno, mentre correva verso di me per mostrarmi qualcosa, è caduto battendo la testa, rimanendo a terra piangendo. Di solito se un bambino si fa male, corre da un adulto di cui ha fiducia, ma questo bambino che solitamente rifiuta un contatto, è rimasto a terra a piangere. Così sono corsa da lui, l’ho sollevato e nonostante reagisse con violenza l’ho sollevato e abbracciato. A quel punto ha posato la testa sulla mia spalla ricambiando l’abbraccio. Ci siamo seduti e mi ha indicato dove aveva dolore, dato che parla pochissimo. Gli altri bambini hanno raccolto da terra i pezzi del gioco che aveva in mano e glieli hanno ridati. In cinque giorni ha fatto molti progressi. Sicuramente ricevendo anche tanto amore, attenzione e cibo potrà ancora migliorare nel tempo.

Ci sono molti bambini che provengono da situazioni familiari difficili?

Danica: Ci sono i molto poveri, i molto ricchi e quelli di mezzo. La maggior parte delle persone nel villaggio lavorano nell’agricoltura, nell’allevamento di animali, nella coltivazione di funghi o simili, e con questo tipo di lavoro puoi avere un buon reddito. Quest’anno abbiamo invitato direttamente le persone che non sarebbero mai venute di loro iniziativa, ma che avevano particolarmente bisogno di terapie, come ad esempio due bambini autistici ed una bambina in affidamento. Alcuni bambini si comportavano in modo strano perché non avevano mai avuto a che fare con altri bambini prima e il loro sviluppo non era al livello che avrebbe dovuto essere. Per tutti loro è stato molto utile trovare professionisti. Ad alcuni bambini con situazione familiare difficile, abbiamo offerto anche il pranzo prima che tornassero a casa.

Cosa ha significato per te, Zsuzsa, essere coinvolta intensamente in questo lavoro per una settimana?

Zsuzsa: Quando sono tornata a casa, tra le altre cose, ho scritto a Danica Varga: “Sono grata al buon Dio e, naturalmente, a voi individualmente e insieme, per aver potuto sperimentare così tante esperienze meravigliose e bellissime in Vojvodina. Letteralmente, ogni ora, ogni conversazione è stata gioia, pace, luce. La sera mi sono recata alla Basilica di Eger per ringraziare il Padre Celeste per tutto questo. Basta chiudere gli occhi e vedo chiaramente il cortile o la cucina, dove subito appare un membro della famiglia Varga nel caso avessimo bisogno di qualcosa o se stessimo cercando qualcosa. Grazie per avermi permesso di sperimentare l’amore concreto e la cura che mi avete dato!… Sono grato di sapere che in Vojvodina, in un piccolo villaggio vicino a Senta, ci sono insegnanti, genitori e nonni così impegnati, i quali si sentono responsabili e vogliono fare qualcosa per le persone che vivono lì, soprattutto i bambini. Quanti tesori ho riconosciuto in questi bambini! Prego per il loro sviluppo fisico, mentale e spirituale e chiedo forza e pazienza per i loro genitori ed educatori. Ora saremo e saremo sempre connessi, poiché questa settimana insieme ha suggellato il nostro legame fraterno”.

Új Város (settembre 2024), Katalin Prokopp

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