C’è una storia che attraversa più di 20 anni e lega insieme una piccola frazione toscana e una comunità del Nord-Est del Brasile: è la storia del Premio Letterario Capannese R. Fucini, nato a Capanne, nel comune di Montopoli in Val d’Arno e legato al progetto di sostegno a distanza di AFN, nella favela di Santa Terezinha a Recife.
Tutto ha avuto origine da una spinta interiore, quando nel gennaio 2001, dopo un congresso a Roma di Famiglie Nuove del Movimento dei Focolari, Raffaele Di Lorenzo e sua moglie Giovanna rientrano a casa profondamente colpiti da quanto avevano sperimentato e in particolare dalle immagini di bambini senza futuro. “Nonostante avessimo già 2 ‘adozioni’ a distanza, sentivo di non aver fatto abbastanza; così ho deciso di scrivere una lettera e distribuirla porta a porta ai 1.800 abitanti di Capanne: un invito semplice ma appassionato. Tra un ‘ci sto’ e un ‘se sai come si fa mi unisco’ – racconta Raffaele – a metà aprile eravamo più di 70 persone al Cinema Teatro del Paese”. La proposta era quella di unire le forze per supportare insieme i bambini meno fortunati. Aderirono all’inizio circa 30 persone, ciascuna impegnandosi con 5 euro al mese o con quello che poteva; ma in breve tempo si è costituito un comitato e l’azione si è allargata cosicché si è arrivati a sostenere 15 bambini a distanza. L’entusiasmo è diventato sempre più contagioso e, grazie anche alla visita a Capanne della referente locale del progetto Santa Terezinha nel 2003, la fiducia e l’impegno son cresciuti in sempre più persone tanto da permettere di sostenere insieme 50 bambini.
Questo è stato possibile anche grazie all’estendersi dell’esperienza a Torella dei Lombardi, paese d’origine di Di Lorenzo e soprattutto all’attività del Premio Letterario Capannese promosso da ASCCA – Associazione Culturale Capannese, di cui Raffaele è presidente, e nato proprio per sensibilizzare alla cultura e alla solidarietà.
“In paesi di provincia come il nostro, dove spesso nulla attecchisce – sottolinea Di Lorenzo – è qui invece che tanti cittadini si sono messi in gioco; non solo singoli, ma anche associazioni, scuole, istituzioni. Si moltiplicano iniziative solidali: tombolate, cene… l’impegno è quasi un lavoro a tempo pieno!”, racconta, parlando della sua vita e di una rete che coinvolge persone, famiglie, esercizi commerciali e realtà associative uniti nell’offrire insieme un supporto concreto ai bambini di Recife.
Alcune persone di Capanne hanno anche potuto visitare il progetto Santa Terezinha: “Quando vai lì nella favela, non puoi non tornare e non continuare a impegnarti!”, confida Di Lorenzo. Quella favela non era più un’immagine lontana, ma un luogo vicino abitato da bambini e famiglie che sentiamo fratelli. Queste persone pian piano hanno potuto sviluppare strumenti fondamentali per costruire il proprio futuro grazie proprio al sostegno a distanza che non colma solo bisogni immediati, ma avvia percorsi di autonomia e responsabilità. “L’impatto sulla comunità è reale e concreto – racconta Emerson, un tempo sostenuto a distanza e oggi professore, con moglie e due figli, che, ha condiviso la sua storia nell‘aula Consiliare a Grottaferrata 2023, cominciando così: “Se sono qui è perché qualcuno ha creduto in me”. In quell’evento, Raffaele ha offerto la sua testimonianza evidenziando come l’esperienza non ha trasformato solo la realtà brasiliana: la solidarietà, partita come risposta a un’urgenza lontana, ha rafforzato i legami e il senso di partecipazione nei cittadini e il Comune, in virtù di questo impegno continuativo e generativo che ha saputo tradurre sensibilità in azione strutturata ha acquisito (insieme a quello di Torella dei Lombardi) il riconoscimento di “Paese della solidarietà”. Esibita all’ingresso del Paese, l’insegna con tale dicitura, racchiude con sé in maniera emblematica tutta questa storia di amore e responsabilità sociale.
Intanto a 20 anni dalla fondazione, il Premio continua a generare vita e cultura, coinvolgendo scuole e artisti. La proclamazione dei vincitori che si tiene annualmente a fine novembre è occasione per toccare con mano come una piccola comunità possa avere un impatto globale grazie al contributo di ciascuno, unito a quello degli altri e diventare parte di un’esperienza incredibile che trascende i confini locali.
A coloro che gli chiedono consigli su come fare per replicare quel modello e portare avanti “le adozioni alla capannese”, Raffaele regala un sorriso e racconta la sua storia, come ha fatto con me a Grottaferrata, e di come dobbiamo avere coraggio e speranza, perché unendo le forze è possibile affrontare sfide le più impegnative. E questo è il messaggio più eloquente di una buona pratica di solidarietà che vorremmo ancora continuare a trasmettere per generare futuro, come sta facendo, su entrambe le sponde dell’oceano.



