Un’occasione preziosa per rafforzare legami, condividere esperienze e costruire strategie comuni il workshop formativo promosso da AFN, svoltosi dal 4 al 7 maggio a Nairobi nella Mariapoli “Piero”. Dopo il meeting, che ha riunito i referenti di 11 progetti attivi in 10 Paesi africani, abbiamo chiesto ad alcuni di loro di raccontarci di più: le loro impressioni, le esperienze vissute e l’impatto concreto dei progetti, nati per rispondere a diverse e urgenti sfide delle comunità.
Castro, referente del progetto “Pequena Chama” a Mussulo, in Angola, ha ricordato le origini e l’evoluzione di un impegno iniziato nel 2002 per contrastare la malnutrizione infantile e ampliatosi poi in ambito educativo: “In circa 20 anni abbiamo visto un cambiamento profondo: il numero di bambini malnutriti è diminuito drasticamente e molti di loro oggi frequentano l’università. Mussulo è un’isola frequentata dai turisti, ma i bambini che vi abitano vivono spesso in condizioni di estrema povertà.
Da questo laboratorio porto via l’esperienza di un lavoro comunitario: possiamo trovare nuovi strumenti per garantire la sostenibilità dei progetti e coinvolgere altri. I bisogni non finiranno, ma possiamo continuare a dare risposte concrete”.


Regina del progetto “Arcobaleno” in Uganda: “Da questo workshop porto con me, prima di tutto, tanto entusiasmo. In questi giorni abbiamo ricevuto strumenti concreti, sia per rispondere alle sfide attuali, sia per valutare l’impatto dei nostri interventi. Mi porto a casa un impegno chiaro: fare progetti con la gente e per la gente. Dobbiamo sempre chiederci: quello che stiamo facendo risponde davvero ai bisogni reali della comunità? È una grande responsabilità. Abbiamo riflettuto anche sul tema della sostenibilità: è importante ampliare lo sguardo, esplorare tutte le possibilità per rendere i nostri progetti più solidi, duraturi, partecipati”. Regina ci racconta anche gli inizi del progetto, nel 1999, accogliendo i bambini di strada che vivevano nel quartiere. “Grazie a questo percorso, hanno avuto la possibilità di crescere come tutti gli altri. Successivamente abbiamo ampliato le attività coinvolgendo anche i loro fratelli, sorelle e abbiamo visto le famiglie trasformarsi, riunirsi, rafforzarsi”. L’impatto del progetto dunque è stato positivo e forte: “Molti ragazzi che hanno studiato con noi, una volta passati ad altre scuole, si sono distinti, e hanno ricevuto ruoli di responsabilità potendo trasmettere i valori vissuti qui ad altri e nella società. Molti hanno concluso gli studi e sono educatori, infermieri, contabili e spesso sentono il desiderio di restituire ciò che hanno ricevuto, quindi tornano per offrire il loro sostegno fatto di idee e presenza. Il progetto è anche un luogo di appartenenza, dove non si sentono giudicati, ma valorizzati”.


Il Sudafrica porta ancora profonde ferite del periodo dell’Apartheid, spiega invece Magnolia che rappresenta il progetto “The Bridge”, nato proprio da una richiesta della comunità perché durante il regime alcuni gruppi etnici venivano esclusi dall’accesso allo studio di materie fondamentali come matematica, inglese e scienze. “Era un modo per emarginarli, privandoli di opportunità e dell’ingresso nel mondo del lavoro. – Racconta – Oggi, seguiamo circa novanta ragazzi che stanno ottenendo ottimi risultati scolastici ma soprattutto si è creato un dialogo tra diversi gruppi, una modalità di relazione che cresce in modo spontaneo. Il modo di comunicare e collaborare che è nato all’interno della nostra comunità si sta diffondendo anche nella società. E questo è il motivo per cui siamo nati: contribuire a ricucire il tessuto sociale, offrendo un esempio concreto di fraternità universale. Il nostro progetto si chiama The Bridge – Il Ponte e tutto ciò che riguarda la relazione e la comunicazione fa parte del nostro DNA. Questo convegno, per me, è stato davvero come attraversare un ponte: andare da una sponda all’altra, vedere l’altro dalla sua prospettiva e, al tempo stesso, dal punto di vista del tutto. È stato, letteralmente, un incontro. Riparto con il senso di aver vissuto un’esperienza umana e professionale molto significativa. Abbiamo compiuto passi importanti per servire meglio la nostra comunità. E sento la gioia di far parte di una rete più ampia, che ci aiuta a perfezionare il nostro servizio, lavorando localmente ma con lo sguardo e il cuore in una grande famiglia”.
Nova è referente del Progetto Complesso Saint Claire a Bangui, nella Repubblica Centrafricana, un paese segnato dalla guerra, con tante persone sfollate. Per favorire lo sviluppo del senso di uguaglianza e reciprocità da alcuni anni si è passati dal sostegno al singolo bambino a un approccio orientato al progetto collettivo, e i bambini si sentono maggiormente parte della comunità, evitando distinzioni tra chi riceve e chi no il sostegno. Il passaggio ha favorito una maggiore armonia tra i bambini, ha stimolato di più la collaborazione e rafforzato l’impegno a vivere relazioni di pace tra loro. Anche per me questo convegno è stato molto bello e utile. Mi ha dato una nuova motivazione a comunicare per far conoscere il nostro progetto e far arrivare feedback ai sostenitori.»
Anche a Nairobi in Kenya dove si è svolto il Laboratorio è attivo un progetto, che si svolge principalmente a Mathare mentre un altro gruppo di bambini si trova nel villaggio Seme nei pressi di Kisumu: “In questi giorni, – racconta Millicent la referente di tale progetto – nel profondo del mio cuore, ho sentito nascere qualcosa di nuovo. Riprendiamo il nostro cammino con rinnovata speranza per sostenere lo sviluppo integrale dei bambini. Non sono solo nostri: appartengono alla comunità. Per farli crescere, anche famiglie, scuole, persone devono crescere. Solo così potranno sviluppare relazioni sociali, emotive, economiche più solide ed essere pienamente accolti”.


Paola Baratto, del Consiglio Direttivo di AFN, presente al Laboratorio insieme con Barbara Pandolfi, coordinatrice Area SAD e alcune collaboratrici, ha anche evidenziato l’importanza di partecipare al Laboratorio delle Opere Sociali del Movimento dei Focolari, che ha preceduto il workshop di AFN coinvolgendo oltre 80 rappresentanti di 34 opere attive in 17 Paesi del continente africano. Il doppio appuntamento infatti ha favorito una sinergia ricca di idee, prospettive e motivazioni. “Essere parte di questo cammino, – ha detto Paola – riflettere insieme su come affrontare le sfide e crescere come rete, è stato fondamentale. Anche l’incontro specifico tra i progetti AFN è stato un momento chiave: ci ha permesso di confrontarci di persona, oltre le mail e gli incontri online, e riconoscere la specificità e la ricchezza dei progetti africani: l’Africa ha tanto da offrire al resto del mondo!”.
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