STORIE DI RELAZIONE

Ciao nonna!

da | Feb 16, 2018

“Anche noi, come l’acqua che scorre, siamo viandanti in cerca di un mare”. Questa frase di J. Baladán Gadea, evidenziata su uno dei quadri di casa,  esprime il vissuto della famiglia Mangia. Attraverso il percorso adottivo Elisa e Claudio hanno accolto alcuni anni fa tre sorelline della Lituania: Aurora , Alessia , Agnese, che oggi hanno 14, 13, 11 anni.

Una tappa speciale della loro esperienza è segnata dalla visita di nonna Marina, venuta dal Paese natale per incontrare le nipoti. “Sono tanto grata ai genitori che desiderano che si tenga  vivo questo rapporto con me”. In realtà la madre, Elisa, all’inizio aveva paura, “chissà quali pensieri ed emozioni poteva suscitare nelle nostre figlie la visita della nonna! Ma ci siamo resi conto che per amore loro dovevamo consentire questa apertura.”

La cicogna è arrivata il 31 agosto di 8 anni fa, quando Elisa e Claudio hanno appreso finalmente la notizia che tre sorelline erano in attesa di una famiglia. “Li ho accompagnati a conoscerle”, dice Vilma, referente per le Adozioni Internazionali di AFNonlus in Lituania, spiegando che le bimbe si trovavano in due istituti diversi: “Da quando le prime due avevano raggiunto l’età di 4 anni erano state inviate in una struttura per bambini più grandi, mentre Agnese era rimasta in quello per i più piccoli e infatti “Aurora e Alessia si raccomandavano continuamente di non scordarci della sorellina”. La nonna, non poteva prenderle con sé, ma andava a trovarle spesso e portava loro la banana, l’uva, il gelato. Una volta la più grande, Aurora , le ha detto: “avremo dei nuovi genitori” e subito la nonna ha confidato alla nipote il desiderio di incontrarli. E così è stato, in Lituania, prima della conclusione dell’adozione: “Quando ci siamo visti mi sembrava di conoscerli già da 100 anni, come fossimo un’unica famiglia. Sono molto contenta che hanno genitori così e  prego Dio di dare loro tanta forza e una lunga vita”, commenta la nonna sorridendo con gli occhi azzurro mare.

Dopo quel viaggio in Lituania, la famiglia è rientrata  in Italia con le bambine la vigilia di Natale, salutando nonna Marina con un “arrivederci”! Ma per le bimbe iniziava una nuova vita. Il padre, terminato il periodo di congedo dal lavoro, le ha portate in ufficio per mostrargli la sua stanza, la sua scrivania, così le bimbe hanno colto qualcosa in più della sua vita e di quella della famiglia,  preparandosi all’allontanamento paterno, contenendo la paura di essere nuovamente abbandonate. Per la scuola, “si è cercata una struttura piccola, in modo che fosse quasi una famiglia. Le maestre le hanno capite ed hanno rispettato i tempi di ciascuna di loro”. 

All’inizio le bimbe uscivano di classe con una scusa e si riunivano insieme  in palestra. Aurora aveva paura di essere lasciata lì con i bambini: “la trovavo sulla porta col cappottino infilato che piangeva e mi aspettava” ricorda la mamma, “pensando che non sarei tornata”. Per lei quello era un altro istituto con tanti bambini ed educatrici. Agnese, la più piccola, ha cominciato a parlare con l’insegnante solo alla fine della terza elementare. “Le esperienze vissute l’hanno spinta a sviluppare una resilienza interna, cioè quella capacità di affrontare il mondo così difficile in maniera autonoma”, spiega Daniela Lonano psicologa dell’ente AFN, e quando si incontrano delle persone che vogliono prendersi cura di te non è poi facile lasciarsi andare. Solo quando si è sentita sicura delle persone che aveva vicino, piano piano ha cominciato a parlare. Aveva sei anni.

“Nonostante le diverse problematiche incontrate, rifarei ancora la scelta adottiva”, dice la mamma. “Con i figli biologici o adottivi, ci viene chiesto di seguirli e di fare anche dei  sacrifici. Nel caso dell’adozione, occorre senz’altro una grande apertura mentale, perché il bambino ha una storia iniziale che non è la tua, e prima di tutto è il genitore a doverla accettare”.

L’accompagnamento psicologico ha  aiutato genitori e figli a ripercorrere i ricordi e affrontare  il presente. “Incontrare la nonna significa per le bambine oltre che l’incontro con una persona cara, anche quello  col proprio passato. E in chi ha sofferto il trauma dell’abbandono ed ha vissuto diversi anni l’esperienza di un istituto non è semplice”, spiega  Daniela Lonano. L’adolescenza è  un periodo delicato per tutti i ragazzi e “nel contesto adottivo, continua la psicologa, i ragazzi devono riscegliere l’adozione e accettare in modo più consapevole che due persone si sono donate loro, come genitori”. Una cosa che sicuramente aiuta questa maturazione nei figli, è la salvaguardia dell’unità di  coppia, dedicarsi del tempo per confrontarsi e creare un clima armonioso in casa che permetterà a genitori e figli di riconoscere le emozioni, gestire momenti di sconforto e saper comprendere l’altro. Elisa ammette “Alle volte sono io che devo riconoscere  il mio errore, per aver sbagliato nell’atteggiamento”: è nel mettersi in discussione e nell’accettarsi che genitori e figli si confermano l’affetto reciproco e costruiscono la famiglia. Tutti siamo viandanti, come l’acqua che scorre in cerca del mare, il mare dell’amore, infinitamente grande, in cui tuffarsi senza paura.

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