Azione Famiglie Nuove
Stati generali della Natalità terza edizione

Stati generali della Natalità terza edizione

La crisi della natalità e lo squilibrio demografico in Italia hanno assunto una dimensione tale per cui non sono più sufficienti piccoli interventi correttivi, ma è necessaria una vera e propria inversione a U.  Questo il messaggio lanciato dalla terza edizione degli Stati Generali della Natalità, all’Auditorium della Conciliazione, l’11 e il 12 maggio dal titolo “Sos-Tenere #quota500mila”.

I numeri dell’Istat parlano chiaro: siamo al record negativo di 339 mila nascite a fronte di 700 mila morti l’anno. “Se non cambia qualcosa, tra qualche anno, crollerà tutto”, mette in guardia all’apertura dei lavori,  Gigi De Palo, presidente della Fondazione per gli Stati Generali della Natalità e promotore della due giorni  dedicata all’analisi dello stato di salute demografico del nostro Paese, interessato dal più grave calo delle nascite da 160 anni a questa parte. 

Gian Carlo Blangiardo, ex presidente dell’istituto di statistica, mette a fuoco una fotografia del domani catastrofica: “nei prossimi anni 59 milioni di oggi scenderanno a 48 milioni e quindi spariranno 11 milioni di persone. Avremo 800 mila morti l’anno, a fronte di 300 mila nascite. In più per questo perderemo 500 miliardi di Pil. Viviamo in un mondo che invecchia. Gli 800 mila ultranovantenni di oggi saranno 2,2 milioni nel 2070…  Teniamone conto perché ci sarà una spesa sanitaria enorme per dare una qualità di vita ad una popolazione così invecchiata”.

Secondo Bordignon, neopresidente del Forum delle Associazioni Familiari, le conseguenze dell’inverno demografico causeranno problemi come: “pensioni non finanziate, insostenibilità nell’assistenza sanitaria, spopolamento delle aree rurali ed interne, solitudini degli anziani, calo del Pil e ogni sorta di altri problemi economici. Ma il vero problema di avere meno figli è che senza bambini oggi, non ci saranno famiglie domani, in un percorso di involuzione sociale e solitudini che è drammatico”. E’ necessaria una rivoluzione culturale per quanto riguarda la genitorialità, sostenere il lavoro femminile, la conciliazione tra vita e lavoro, supportare le famiglie attraverso provvedimenti ad hoc.

Per il Forum delle Ass. Famigliari, a cui aderisce AFN offrendo un apporto anche nel direttivo con la presenza di Paolo Perticaroli e Paola D’Alesio, occorre intervenire su tre linee operative: “Con l’Assegno unico, abbiamo imboccato la strada giusta ma il lavoro è fatto solo a metà. – Ha affermato Bordignon -. Dopo una prima fase dobbiamo trasformarlo in uno strumento più semplice, più generoso, universale. La nostra richiesta primaria è perciò di avvicinarci ai modelli francese e tedesco che prevedono oltre 200 euro per ogni figlio, a prescindere dal livello di reddito, perché l’Assegno unico universale nasce per favorire la natalità e non come azione di contrasto alla povertà”. In secondo luogo il Forum chiede che “si orienti il sistema tributario italiano verso una maggiore equità orizzontale, il rispetto della numerosità del nucleo familiare e la valutazione del reale reddito disponibile delle famiglie”. L’ultimo punto fa riferimento alla necessità di “anticipare i tempi di uscita di casa e i processi di autonomia dei giovani“.

Il primo giorno del meeting si è aperto con un messaggio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha sottolineato la necessità di “permettere alle giovani coppie di realizzare il loro progetto di vita, superando le difficoltà di carattere materiale e di accesso ai servizi che rendono ardua la strada della genitorialità”.

Numerosi gli interventi di personalità dei diversi schieramenti politici che concordano come “il tema della natalità sia centrale per tutti, soprattutto per il futuro dell’Italia”.

Papa Francesco ha aperto questa mattina la seconda giornata di lavori che hanno visto anche la presenza del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni: “Mi piace pensare agli Stati generali della Natalità come a un cantiere di speranza”. – Ha detto Bergoglio. – Un cantiere “dove non si lavora su commissione, perché qualcuno paga, ma dove si lavora tutti insieme proprio perché tutti vogliono sperare”. Di qui l’augurio che questa terza edizione sia l’occasione per “allargare il cantiere”, per creare “una grande alleanza di speranza” che veda il mondo della politica, delle imprese, delle banche, dello sport, dello spettacolo, del giornalismo “riuniti per ragionare su come passare dall’inverno alla primavera demografica”.