STORIE DI AUTODETERMINAZIONE

Alla ricerca delle origini: Il viaggio di Anastasia, tra passato e presente

da | Mag 16, 2016

“Voglio tornare nel mio Paese e conoscere la mia mamma e il mio papà che mi hanno messo al mondo”. Con questa frase Anastasia, ragazza lituana di 16 anni, si rivolge a Salvatore e Teresa, genitori adottivi, comunicando loro che è piena di dubbi, che vuole conoscere la sua storia e visitare il Paese natale. Anastasia, infatti, è nata in Lituania e all’età di 5 anni è stata adottata da una famiglia italiana insieme ad un altro dei suoi tre fratelli.

L’incontro con le origini può essere molto doloroso e richiede un lavoro psicologico attento per essere affrontato in tutte le sfaccettature. Anche perché il ragazzo adottato vive sentimenti contrastanti: desiderio di conoscere le origini, la paura di scoprire qualcosa di doloroso, il senso di colpa per aver “lasciato” nel suo Paese un pezzo di famiglia. A questa si aggiunge la paura di “tradire” i genitori adottivi palesando la richiesta di ritornare. Salvatore e Teresa hanno avuto il coraggio, la pazienza e la tenacia di provarci, di parlare delle loro paure elaborandole, ma soprattutto di accettare l’inquietudine di Anastasia, senza mai farla sentire sola.Il lavoro psicologico di scoperta di sé e di ricucitura del presente con il passato è durato circa un anno; la scorsa estate poi Anastasia con la sua famiglia si è recata in Lituania, accompagnata dalla nostra referente nel Paese, Vilma Bayte. Ha visitato i luoghi della sua infanzia, ritrovato le peculiarità del suo Paese, ma soprattutto ha incontrato i genitori biologici. Le emozioni che ha suscitato questo incontro sono state molteplici, contraddittorie, intense. Ci sono stati abbracci, alle  domande sono seguite risposte, pezzi di vita hanno trovato collocazione nei ricordi. Le figure genitoriali, vissute con connotazioni confuse e negative, ora si riscoprono così come sono, con i loro limiti e le loro risorse.

Anastasia racconta: “Ho sempre sperato di rivederli, ho immaginato tante volte come mi sarei potuta sentire, come loro avrebbero reagito… Quel cancello era l’ultimo muro da abbattere, ma chissà perché avevo paura di varcarlo. Tutte le paure sono svanite quando l’ho vista che mi guardava; ci è corsa incontro,  poi si è bloccata come se si fosse ricordata qualcosa e ha cominciato a tremare. Ho visto che era a disagio, quindi ho fatto quello che lei avrebbe voluto fare e l’ ho abbracciata. Poco dopo ho pianto, allora non sapevo perché, ora so che era per il sollievo di sapere che mi voleva bene e che stava bene. L’emozione più grande però è stata quella di vedere mio padre, l’avevo sempre immaginato come il cattivo della storia  e l’avevo sempre odiato, volevo anche picchiarlo, ma non ci sono riuscita; come potevo combattere contro i suoi occhi che mi trasmettevano dolcezza, rammarico e felicità. Tutte queste emozioni, in quel momento, mi hanno scombussolato tanto da farmi ammutolire… E’ stato mio fratello Eugenio a chiedere notizie.. Poi mia madre biologica ci ha spiegato la causa del nostro abbandono. Sapeva che avevamo bisogno di sapere…  Lasciarli è stato difficile, li avevo appena ritrovati, ma ho capito che dovevo vivere la mia vita e loro la propria, e chissà forse qualche volta potremo incontrarci di nuovo… Ringrazio i miei genitori per avermi permesso di vivere questa esperienza con cui ho ritrovato me stessa. Tornare a casa mi ha ricordato quella che ero e quella che volevo essere da piccola…”

Anastasia è rientrata in Italia più serena con una consapevolezza della propria storia. Forte del desiderio di raccontare la sua esperienza per aiutare chi, come lei, ha vissuto o sta vivendo una situazione simile.

Annalisa Giordano

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