Azione Famiglie Nuove

STORIE DI MONDIALITÀ

La Forza di rinascere

da | Gen 11, 2024

La nostra storia di famiglia è iniziata l’8 dicembre  2008 quando abbiamo incontrato nostra figlia Lucrezia. Si trovava all’Istituto Go Vap in Vietnam. Non mi soffermo sull’emozione del nostro incontro ma è stato amore puro, almeno per noi. Per lei inizialmente molto meno.

Il 14 gennaio 2013 l’emozione e l’amore sono raddoppiati con l’incontro con Caterina.

Avere già Lucrezia con noi, ha reso il momento meno difficile per la piccola. Caterina si trovava al Thi Nghe.

Abbiano sempre creduto che fosse giusto per le bimbe mantenere un contatto con il loro paese di nascita. Così su richiesta di Lucrezia è iniziato il nostro primo viaggio di ritorno, quando le bambine avevano nove e cinque anni. A questo viaggio ne è seguito un altro, ma decisamente il più significativo è stato l’ultimo.

Sicuramente le ragazze, ormai non sono più bambine,16 e 12 anni, hanno raggiunto una consapevolezza ed una maggiore maturità. L’amore che hanno nei confronti del loro paese cresce con loro, nonostante abbiano acquisito tutti gli usi e costumi italiani, compreso l’accento toscano.

A Saigon abbiamo avuto l’enorme piacere di incontrare le referenti AFN e visitare gli istituti. Abbiamo colto l’emozione di ritrovarsi dopo molti anni e l’amore che le tate provano nei confronti delle nostre figlie.

Ci ha particolarmente emozionato il discorso che una tata ha rivolto a Lucrezia. Ha voluto sottolineare che loro sono sempre state amate, sempre, anche prima del nostro incontro. Sai bene cosa possa significare per un bambino adottato sapere di essere sempre stato amato. Le parole semplici e sincere arrivavano dal cuore.

Un altro aspetto che ci ha sorpreso con piacere è che le tate si ricordavano perfettamente di Caterina e ci hanno raccontato episodi del suo primo anno di vita e mostratole foto della bimba che noi non avevamo. A distanza di undici anni ci sembrava impossibile.

Siamo stati accolti come persone di famiglia con grande gioia da tutti, abbiamo festeggiato il compleanno di mio marito insieme, come una grande famiglia. Lucrezia e Caterina sono le nostre figlie, ma sono anche figlie del loro paese di nascita, del popolo del Viet Nam e si riconoscono almeno in parte in loro. Questo viaggio decisamente costruttivo ci ha regalato una grande serenità. La consapevolezza di crescere delle figlie nate in un paese che ha avuto la grande forza di rinascere, così come le nostre bambine.

C’è già il desiderio di tornare da parte di tutti noi ed in particolare di nostra figlia più grande che per i suoi diciotto anni, ha espresso il desiderio di far conoscere alle amiche la terra dove è nata, gli usi e costumi di cui va veramente fiera. In questo viaggio non la accompagneremo, spiccherà da sola il suo “volo”.

Laura ed Alessandro

Io e il Vietnam

“E fondamentale conoscere le nostre origini, benché non siano parte del nostro presente”

L’adozione ha costituito un’importante parte della mia vita fin dal momento in cui sono stata in grado di capire cosa comportasse questa parola. Io e mia sorella siamo entrambe adottate a pochi mesi in istituti diversi. Non abbiamo alcun ricordo della nostra esistenza prima di questo evento, ma suppongo che in qualche modo sia stato un caso fortunato. Per i bambini che vengono adottati in fasce di età che permettono di rievocare più o meno vividamente il loro passato, può essere molto più complesso comprendere ed accettare il proprio vissuto.

è sempre apparso chiaro ai miei occhi che quando riuscivo a vedere le particolarità dei lineamenti che le mie amiche avevano in comune con i genitori, non sarebbe stato possibile riscontrare le stesso con i miei. Proprio per questo motivo siamo abituate ad avere da sempre un rapporto molto stretto con il Viet Nam, perché sappiamo che dopotutto è fondamentale conoscere le nostre origini, benché non siano parte del nostro presente.

Fin da subito mi sono abituata a viaggiare e seppur molto piccola riuscivo a percepire il legame tra me e quella terra in cui le persone erano proprio come me. Mi accade di provare la stessa sensazione di appartenenza ogni volta, anche se probabilmente la avverto con maturità diverse. Ritengo che sia vitale per un individuo cercare una rappresentazione in cui ritrovarsi, affinché possa sentirsi parte di una collettività e meno solitario. Quando sono in Asia la mia figura personale si trasforma, i miei tratti somatici non sono più così inconsueti, posso lasciare che il mio corpo si confonda con tutti quelli delle persone dagli occhi a mandorla e dai capelli corvini.

Tornare sotto il sole ostinato tra i mercati affollati, può far divertire incredibilmente, come può infondere la profonda nostalgia di un luogo in cui non ho davvero vissuto, ma che mi ha sempre fatto sentire viva. La conferma dei ricordi ed un percorso per la valorizzazione della propria storia dovrebbero essere “soste” importanti nel cammino di un ragazzo adottato, soprattutto se vuole andare avanti senza domande su cosa si è lasciato alle spalle.

Per questo io e mia sorella abbiamo chiesto di visitare i nostri istituti, quest’anno come altre volte. Si può sentire nell’aria quanto amore riservino ai bambini le tate che se ne prendono cura come madri biologiche, non è possibile far altro che ammirare la determinazione con cui erano disposte a farci sentire benvenute per un’altra volta ancora.

La positività e l’affetto che provavano vedendoci felici e cresciute dopo tanti anni, era riflettuto nei loro occhi pieni di lacrime mentre ci parlavano. Mi hanno permesso di conoscere un lato dell’adozione della quale ero all’oscuro, esternando senza paura quell’amore che si erano promesse di regalare a tutti i piccoli, che per qualche motivo non ne avevano ricevuto abbastanza.

Lucrezia – 16 anni

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