STORIE DI INCLUSIONE

E’ arrivato Mamadou

da | Mag 16, 2016

Un bel sorriso, il volto simpatico, uno zainetto piccolo piccolo: inizia l’avventura con la nuova famiglia italiana

È quasi Natale quando decidiamo di dare un senso più autentico a questo periodo di vacanza, ospitando nella nostra casa Mamadou, uno dei tanti ragazzi sbarcati in Italia, proveniente dal Mali.

Questa esperienza di accoglienza l’abbiamo vissuta in modo più semplice del previsto grazie all’aiuto dei nostri figli: dal primo sì detto con la tipica semplicità dei bambini, entusiasti dell’idea di avere un fratello africano in casa, fino all’affrontare il quotidiano che grazie a loro è stato immediato e senza schemi. Fin dal primo minuto Mamadou è a tutti gli effetti uno di noi, nel bene e nel male: apparecchia la tavola, carica la lavastoviglie, guarda la tv con i ragazzi, aiuta Enrico a pulire il giardino. Tutto senza chiedere nulla.

Avendo figli piccoli, non sapevo cosa potesse servire ad un ragazzo della sua età, ma poi mi sono detta: “sono una madre, quindi farò la madre!”. Ho messo in pratica quello che riesce più facile ad un genitore, donare amore incondizionato.Il giorno del suo arrivo in casa nostra siamo molto emozionati. Tutti i miei timori, il non saper come comportarmi per non farlo sentire di troppo, per non fargli pesare il suo soggiorno a casa nostra come se fosse un’opera di “carità”, lasciano il posto ad un affetto e un legame naturale, che si manifesta sin dall’inizio.

Mamadou arriva a Roma insieme ad altri 2 ragazzi, Idrissa dal Senegal e Mahmadou sempre dal Mali: un bel sorriso, il volto simpatico e uno zainetto piccolo piccolo! Non ha portato granché, gli manca il pigiama e il necessario per la toilette. Cerchiamo subito di provvedere al necessario, aiutati da amici e parenti contenti di dare una mano.I giorni trascorrono tra una gita a Roma, la visita alla Moschea di Centocelle, cene con amici e la festa di Capodanno. Il primo gennaio, per i 18 anni di Mamadou, insieme a nostra figlia Emma prepariamo una torta speciale per festeggiarlo con la comunità presente.

Il legame tra noi continua dopo la sua partenza. Ci sentiamo spesso, fino a quando Mamadou torna a trovarci in estate. Il 16 agosto siamo tutti all’aeroporto ad accoglierlo, con una predisposizione diversa dalla prima volta, con la gioia di rivedere un persona cara, di famiglia, che torna a casa. Organizziamo una gita di tre giorni in montagna con la tenda. Poi una mattina tutti in pigiama in salone davanti ad un documentario per conoscere il Mali nelle sue tradizioni: lui sorrire e par a lungo. Visitiamo Roma di notte, comperiamo qualcosa per lui, cuciniamo piatti tipici romani, ci confrontiamo sull’importanza dell’istruzione e del suo sogno di lavorare. Diversi sono i suoi sogni rispetto a quelli dei miei figli. Decisamente il mondo non è uguale per tutti!

Ora continuiamo a pensare a lui. Vorremmo aiutarlo a trovare il lavoro che sogna, conoscere ed aiutare la sua famiglia d’origine che, impegnandosi economicamente per permettergli di arrivare in Italia, deve adesso colmare il debito del viaggio. Insomma ci piacerebbe che lui sentisse di poter contare anche sulla sua nuova famiglia italiana.

Sentirsi accolto ed avere una famiglia a distanza su cui contare, può dare a Mamadou maggior fiducia nel futuro e uno stimolo in più ad integrarsi nella società.Anche la nostra famiglia è cresciuta, ha imparato a non chiudersi in sé stessa, per allargare le braccia, aprendo porte e cuore all’esterno.

Barbara e Enrico Friso

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